“AH081XH ovvero Illusionismi strategici”
è uno spettacolo che parla sostanzialmente dell’umanità.
In particolare dell’umanità contemporanea, quella
di fine XX e inizio XXI secolo.
Attraverso le storie e le favole dei personaggi tento di raccontare
la storia delle reazioni umane agli input che, quello che semplicisticamente
potrei chiamare “sistema”, fornisce quotidianamente.
I personaggi sono chiusi in un palco, in una realtà scenica
che è metafora della realtà esterna di cui fanno
parte gli spettatori.
Spettatori quindi rappresentati sul palco dai tre clown “augusti”
(il clown che nella tradizione si contrappone a quello “bianco”
in quanto clown folle, distaccato dalla realtà) che però
sono stati privati del sorriso, benché ridicoli.
Lo spettacolo per questo non può definirsi né
una commedia né una tragedia, è semplicemente
il racconto di uno squarcio di secolo visto da esseri “semplici”,
cacciati a forza in uno schema precostituito e illusi strategicamente
di poter interagire con il già citato sistema.
Nel loro vagare per lo spazio AH 081 e XH (nient’altro
quindi che i nomi dati alle tre “vittime” della
scena) dovranno obbedire agli ordini di “lui”, regista
dello spettacolo e delle loro vite, impareranno che nessuno
dei loro gesti può essere imprevedibile dalla sua volontà
esterna.
Per provare a contrastare questa situazione i tre entreranno
nei paradigmi del dissenso, sfogliando e sfiorando, sempre metaforicamente,
momenti salienti degli ultimi anni come il G8 di Genova, l’attentato
dell’11 settembre, il terrorismo in generale e la contestazione
giovanile spesso destinata o a omologarsi al sentore generale.
Clown di altro genere è invece QCA (acronimo di Quello
Che Aggiusta), un clown con cervello, anche se asservito totalmente
alla volontà del regista.
Egli entra ed esce di scena chiarendo, guidando e dirigendo
gli altri tre personaggi, dando loro talvolta una piccolissima
luce di speranza o gettandoli invece nel più nero pessimismo.
Quello che si può dire senza anticipare troppo è
che è uno spettacolo a favore dell’essere umano
che tenta, per contrasto, di fare luce sulle reali necessità,
sulle priorità che l’essere umano dovrebbe conservare
di se stesso.
Non per altro il più grande spettro presente in scena
è lo spettro del lavoro, il lavoro in quanto concetto
spesso, a mio parere, non considerato nella sua reale essenza
di “mezzo per il sostentamento” ma purtroppo nell’accezione
di “mezzo di nobilitazione” dell’essere umano.
Fantasmi e favole quindi che si incrociano velate dalla poetica
tipicamente clownesca che dal primo spettacolo dei “Quattro
cani per strada” abbiamo sempre adottato.
A questo proposito è da sottolineare come su questo e
su tanti altri punti l’idea teatrale coincida perfettamente
con quella del Teatro del Rimbombo.
Il lavoro sul testo è incominciato da novembre 2006,
anche se parti del testo erano in cantiere già da tempo
e a questo, negli ultimi 4 mesi, si è unito un lavoro
fisico non indifferente che a messo a dura prova la soglia di
sopportabilità degli attori nei miei confronti.
Durante le prove si sono susseguiti lanci pericolosi di bastoni,
sassaiole con tappi di bottiglia, luci a intermittenza e scalate
di sedie a cui ho sottoposto gli attori per calarli, anche se
duramente, nell’idea di fisicità di cui avevo bisogno.
Ringrazio tutti loro per aver tollerato le mie follie ancora
una volta, affrontando un testo di difficile interpretazione
e una poetica che ha subito variazioni continue fino a giungere
al prodotto finito di questi giorni.
Andrea Robbiano, sceneggiatore e regista dello spettacolo "AH081XH ovvero Illusionismi Strategici"
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