Questo è il manifesto per


un teatro scalzo, un teatro, in questo senso, libero da ogni compromesso con il mondo dell’arte venduta al miglior offerente,
un teatro invendibile,
un teatro invenduto,
un teatro alto che non si piega ai “conti di bottega”,
un teatro basso che si inginocchia anche davanti alla poesia dell’uomo più povero e disperato della terra.

Un teatro che apre il suo respiro all’arte come promozione del perenne stato d’ebbrezza dell’animo.

Un teatro etico e sociale impegnato a comunicare ciò che viene accantonato,rigettato, omesso e rifiutato dai colossi mediatici,
un teatro per l’etica e per il sociale, impegnato a farsi voce di quelle persone che hanno qualcosa da dire o da proporre alla società nella prospettiva che un mondo diverso sia possibile davvero.

Un teatro che si sforzi di arrivare al linguaggio di tutti, pur con diverse strade, pur a diversi livelli ma con questo fine ultimo: comunicare.
Un teatro che lasci reincarnare i contenuti in mille e più di mille voci diverse comprensibili anche da chi non ha una base culturale minima.

Il nostro è
un teatro della parola, della riabilitazione completa ed integrale della parola, in un regno in cui la parola viene abusata, strumentalizzata, usata a sproposito, violentata e privata di ogni suo significato.

Il nostro è
un teatro, per questo, anarchico, nel senso che non crede nelle logiche di un potere gerarchico, nel senso che crede nel propagarsi autonomo delle idee, nell’evolversi incessante e inarrestabile dell’arte, fuori da qualunque controllo moderante di una cultura istituzionale.

Questo è
un teatro che non si preoccupa della propria “ufficialità” o della sua distanza più o meno incolmabile con il professionismo, è
un teatro in continuo miglioramento, che aspira esattamente fino a dove può arrivare, tenendo i piedi ben saldi in questi binari “ideali” e lasciando andare testa e corpo verso qualunque forma e mezzo il suo cammino proponga.
Un teatro vagabondo che si occupa di qualunque “minoranza” dal matto alla foglia, e di tutte le “maggioranze” dall’amore alla noia.

Il nostro è
un teatro non-violento, che crede nella possibilità di sostituire, per mezzo della cultura, l’istinto naturale aggressivo e offensivo dell’essere umano con una poetica dello stupore, col naso rosso e la risata, con un abbraccio muto, con le parole giuste usate col proprio significato.