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Una vita difficile

Quelle sere che non vorresti mai. Quando è come se ti ritrovi prigioniero e non vedi la via d’uscita. E ci resti dentro e resisti, resisti, resisti, sperando possa bastare ma sapendo che prima o poi crollerai. E sarà un gran bel botto, perché ti porti dietro tutte le aspettative, le speranze, la felicità con cui avevi accolto il tramonto che chiudeva la giornata e apriva le porte al tempo atteso.

Ho questa modalità. Resisto. Resisto. Resisto ancora. Mi aggrappo alla mia resistenza, ostinatamente, ciecamente. Faccio finta di non sapere che basta un niente e crollerò, cerco di mantenermi forte, chiudo gli occhi, stringo i denti, ci credo, cazzo se ci credo. Ma poi basta una parola, anche un gesto. Un niente. E la crepa che si apre nella resistenza è irreversibile, è l’inizio della fine e nulla può fermare la discesa nel buio.

Neanche ricordo quale parola mi ha ucciso stasera. Provo a farmela tornare in mente ma niente. So dove ero, quando, ma cosa sia stato no. Ma del resto, che importanza ha. Subito dopo ho sentito delle parole lontane, evidentemente sul mio volto qualcosa si era dipinto. Qualcosa come “dai, non fare così, è che stasera non siamo allineati”. Rimbombavano con l’eco, nel buco profondo dove stavo precipitando.

Una serata sbagliata.

E dal fondo di questo buco guardo intorno e vedo solo fallimenti. Una stanza che non è mia. Una figlia a tempo, sempre maledettamente poco per tutti e due. Uno schifo lavoro precario. Una querela. Un’operazione da affrontare. Corro, mi affanno tutto il giorno e non produco nulla.

Ognuno si salva come può dico sempre. So come ti stai salvando ora. Io non ne ho voglia.

Sono stanco.

 

 

La foto è tratta dal film “Una vita difficile” di Dino Risi

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