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L’ago e la vena

Se c’è una cosa per la quale nutro una profonda idiosincrasia è l’ago nella vena. A tal punto che anche vedere una foto o un video di mi fa star male. Una volta che ero bambino dopo le analisi del sangue sono svenuto, lo ricordo ancora. Sono andato giù di lato, sul cofano di una macchina e un signore con un cappotto nero è corso verso di me. Ho questo ricordo storto in bianco e nero, poi la nebbia.

Crescendo ho affinato la repulsione per l’ago. L’ho coltivata, l’ho fatta diventare più sottile.

Quando ho contratto l’epatite ho dovuto fare esami del sangue in serie. L’ho presa come la mia personale nèmesi: “forse mi passa” pensavo. Sbagliavo.

Ora devo continuare a fare esami, a portare tubi attaccati a una flebo per una settimana con questo ago infilato dentro. Lo faccio perché va fatto, con sacrosanta rassegnazione, altro che nèmesi.

Domani si ricomincia.

Comunque non mi lamento. Se non avessi avuto questa repulsione folle sarei diventato un tossico come lo diventarono i miei amici. Non avevo scampo. Magari mi sarebbe piaciuto, magari sarei morto.

Non mi lamento.

 

La foto è tratta dal film Amore tossico

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