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Un racconto di tromba d’aria

Una volta sono stato dentro una tromba d’aria. È stato di pomeriggio in un giorno qualunque, uno di quei giorni di caldo appiccicoso col cielo grigio quando senza preavviso il cielo dietro di me è diventato nero catrame. In un attimo.
Ero sul mio scooter e ho cercato di arrivare a casa, in salvo. Mi mancavano un paio di chilometri scarsi, pure dritti e senza incroci. Il nero però mi ha raggiunto e ha cominciato a scaricare acqua a secchiate. Sulla destra c’era una serie di costruzioni basse, poi un muro di una recinzione e quindi l’aperta campagna. All’altezza della fine del muro c’era fermo un autobus. Ho rallentato e ho fatto capoccella per vedere che cosa stesse accadendo. Da dietro il muro la pioggia arrivava in orizzontale, parallela al terreno, portando rami e altro materiale che non so. Non si vedeva a dieci metri. Ho capito che ero dentro a una tromba d’aria, ho visto un cancello e sono entrato dentro. Ho buttato lo scooter da una parte mentre si è aperta una porta di ferro e uno mi ha gridato «Entra! Entra!!». Ho corso per quei pochi metri evitando dei lastroni di metallo che si staccavano dal tetto e volavano via.

Quel tipo mi ha salvato. Siamo rimasti dieci minuti a guardare dalle finestre il mondo che volava fuori. Poi è finito tutto. Ho ringraziato, ho ripreso lo scooter e sono arrivato a casa. L’eucalipto di quello che mi abitava di fronte, che mi levava un sacco di luce e di cielo era venuto giù. Finalmente.

 

La foto della tromba d’aria è presa da YouTube

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